AMATRICE – Era andato ad Amatrice per una festa. Tornerà a casa con una grande tragedia impressa nel cuore. Claudio Neroni, titolare di una lavatrice a Giulianova, nel terremoto di Amatrice, ha perso entrambi i genitori ed il fratello più piccolo. Soltanto ieri mattina i corpi del padre Benito e della madre Maria sono stati estratti senza vita dai vigili del fuoco che avevano scavato già dal giorno precedente quanto avevano recuperato il cadavere del fratello Alessandro. Claudio, originario di Amatrice, da quindi anni, gestisce con la moglie Gina, la lavatrice Loudes in via Battisti a Giulianova Alta. Secondo una tradizione che si è regalato da sempre, nella seconda metà del mese di agosto, con la moglie e la figlia,chiude l’attività e torna ad Amatrice per trascorrere il ferragosto con la sua famiglia nella casa paterna. Ogni anno è così ed attende la grande festa del fine settimana quando nel suo centro natale c’è proprio l’evento dedicato al piatto per eccellenza del centro reatino, i bucatini all’amatriciana. Ed infatti, su un biglietto affisso sulla vetrina della lavanderia, c’è scritto che la riapertura avverrà lunedì 29 agosto, dopo la festa. Ma per nessuno ad Amatrice sarà festa. Il lutto pervade ogni angolo, ogni immagine, ogni casa è diroccata o letteralmente scoparsa. Tra queste anche la casa dove vivevano Benito e Maria Neroni, ai quali, anche in questi giorni, si era aggiunto il figlio Alessandro, che gestiva una parrucchieria a Civitanova Marche. Era, come ogni anno, l’occasione per stare tutti insieme. Ma sono rimasti insieme solo per due giorni perché il terremoto ha spazzato via festa, programmi e, purtroppo, anche uomini. <Racconta Gina, la moglie di Claudio Neroni. <Io, mio marito e mia figlia siamo stati in una frazione di Accumuli, a casa dei miei, mentre i miei suoceri ed Alessandro hanno sono rimnasti nella casa paterna ad Amatrice. Siamo stati svegliati da un boato e dal rumore dei calcinacci che cadevano da tutte le parti e abbiamo temuto che, di lì a poco, anche la nostra casa ci sarebbe piombata addosso. Per fortuna non è andata così. Sono venute giù molte case attorno alla nostra ma noi ci siamo salvati, siamo stati almeno in questo caso fortunati. Quando siamo usciti fuori, ci siamo trovati di fronte ad immagini terrificanti, non c’era più niente, solo polvere, pianti e grida della persone che invocavano aiuto, già da sotto le macerie. Il nostro pensiero, a quel punto, è corso verso i miei suoceri e mio cognato. E’ stato impossibile mettersi in contatto con loro, in quanto i telefoni non funzionavano e attorno a noi , poi, è diventato tutto buio perché è andata via la luce. Non solo ma non potevamo proseguire per il fatto che non c’era nessun posto attraverso il quale passare, le macerie avevano cancellato le strade ed anche le vie più piccole,. Eravamo bloccati lì ed è lì che ci ha sorpreso la seconda scossa, quando abbiamo pensato davvero <Beh, stavolta non ce la possiamo cavare, e ci siamo stretti tutti assieme, ma lo ripeto, siamo stati fortunati>. Solo la mattina dopo Claudio Neroni ha peso atto della grande tragedia che si era consumata. Davanti agli occhi ha assistito ad uno spettacolo orribile: la casa dei suoi letteralmente sbriciolata ed i vigili che erano già al lavoro. E’ stato lui a dire che sotto quelle macerie potevano esserci i genitori ed il fratello ed allora i vigili hanno continuato a scavare, ma con maggior lena. ed il primo ad essere estratto senza vita è stato il fratello Alessandro, mentre i corpi dei genitori sono stati riportati alla luce ieri mattina. <Noi non siamo potuti tornare a casa, era difficile entrarvi e poi avevamo comprensibilmente paura anche perché le scosse si sono succedute in continuazione ed anche molto forti come quella di ieri –racconta ancora la moglie di Claudio_ e per questo abbiamo dormito sotto le tende>.